Un kit salvavita a supporto delle cure precoci: ecco la strategia del Guatemala

26 Apr 2021|Covid-19|

Un kit salvavita a supporto delle cure precoci: ecco la strategia del Guatemala.

Il Ministero della Salute guatemalteco ha distribuito gratuitamente un kit di farmaci per i pazienti con sintomi lievi da Covid-19. Il kit contiene paracetamolo e acido acetilsalicilico (antinfiammatorio), loratadina (antiallergico), ivermectina (antivirale), azitromicina (antibiotico), vitamina C, vitamina D e zinco.
Chi denuncia di avere sintomi, anche telefonicamente, è invitato ad utilizzare immediatamente il kit.

La stessa iniziativa è stata adottata dalla Repubblica del Salvador e dalla Bolivia. Le misure in questione – spiegano le autorità governative – sono mirate ad evitare l’aggravarsi delle condizioni dei pazienti nonché la saturazione dei posti letto negli ospedali.

L’invermectina e le cure precoci in Italia

Dell’invermectina abbiamo più volte parlato: cura il il Covid-19 , ma nonostante le evidenze scientifiche e mediche, non è ancora autorizzata in Italia.

In Sicilia il Dott. Bruno Cacopardo, professore ordinario di Malattie infettive presso la facoltà di Medicina dell’Università di Catania e primario del reparto di “Malattie infettive” dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania, ha somministrato l’Ivermectina come cura compassionevole ad alcuni pazienti in fin di vita.
I risultati si sono rivelati straordinari: tutti guariti. Lo stesso Cacopardo ha più volte ribadito la necessità di intervenire tempestivamente sul Covid. La malattia può degenerare tra il settimo ed il decimo giorno, ma il virus risponde agli antivirali e intervenendo tempestivamente si bloccano sul nascere eventuali degenerazioni.

Il Ministero italiano contro le cure precoci

In Italia, il Ministero della Salute e l’AIFA si scagliano ancora contro le cure precoci, condannando a morte migliaia di persone che si potrebbero salvare. Nonostante le prove dell’efficacia delle cure domiciliari siano conclamate e il protocollo di cure attuato in Italia da Remuzzi (direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri) e Suter (ex primario di malattie infettive all’ospedale di Bergamo) abbia portato dal 12% al 2% la necessità dei ricoveri, il Ministero procede fermamente col proprio piano negazionista e antiscientifico, ricorrendo in appello al Consiglio di Stato contro l’ordinanza del Tar per il Lazio, che ha sospeso la nota del 9 dicembre 2020, in cui l’Aifa indicava come unica cura domiciliare ammessa per i pazienti Covid “la vigile attesa” e la somministrazione della Tachipirina.

I giudici amministrativi, nel ritenere fondato il ricorso dei medici presentato dagli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino, hanno riconosciuto “il diritto/dovere dei medici di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”. Questo diritto/dovere, secondo i giudici, “non può essere compresso nell’ottica di un’attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che [..] per i medici stessi”.

Il biologo Franco Trinca, commentando questa notizia su #Byoblu24, parla di una strage volutamente causata dal Ministero. Trinca annuncia anche di aver depositato presso diverse Procure della Repubblica un dossier di circa 80 cartelle, che denuncia la mala gestione dell’emergenza sanitaria. Alla fine la verità e la giustizia vinceranno, ma a prezzo di quante vite?

 

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