Green pass per i lavoratori: disobbedire ad ordini antidemocratici significa difendere la democrazia

 

Siamo a ridosso dell’entrata in vigore dell’obbligo di greenpass, ovvero lasciapassare sanitario, per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato. A fronte di una percentuale complessiva di vaccinati nel nostro Paese dell’85%, e con una situazione assolutamente sotto controllo per quanto riguarda contagi e ricoveri per Covid19, in Italia, e solo in Italia, si introduce la più eclatante discriminazione verso una minoranza dei cittadini mai vista dai tempi del regime fascista. Le stesse limitazioni un tempo riservate ai non-ariani – divieto di accesso a locali pubblici, musei, teatri, scuole di ogni ordine e grado, posti di lavoro di ogni tipo, ristoranti e palestre – sono oggi previste per gli Italiani non vaccinati, a meno che non si sottopongano ad un tampone ogni 48 ore per provare di non essere infetti da Covid.Si è introdotta così, a tutti i livelli, una vera e propria presunzione di infettività a carico dei cittadini non vaccinati contro il Covid, a prescindere dalla loro effettiva situazione immunitaria, in quanto vengono considerati potenziali “untori” anche i soggetti immuni da guarigione, con anticorpi e immunità cellulare certificata.

Nessun fondamento scientifico giustifica né può essere richiamato per legittimare tale misura di stampo puramente razzista, nel senso più ampio del termine utilizzato dalla nostra Costituzione all’art. 3.

La medicina ufficiale, le stesse case farmaceutiche produttrici dei vaccini, e da ultimo anche l’associazione nazionale dei medici aziendali e competenti, hanno più volte chiaramente dichiarato che la vaccinazione non esclude affatto la possibilità di contrarre l’infezione né di trasmetterla, pertanto il possesso del greenpass per completata vaccinazione non assicura affatto la sicurezza dei luoghi di lavoro né dei locali per cui è prescritta la sua esibizione.

Studi scientifici e dati resi pubblici (anche da Anthony Fauci, responsabile della sanità USA) hanno precisato che i vaccinati infetti da Covid hanno la stessa carica virale, e quindi la stessa capacità di contagiare altri soggetti, dei non vaccinati. Ed anche che l’immunità da guarigione, molto più forte e duratura di quella ottenibile da qualsiasi vaccino, è l’unica vera barriera alla circolazione del virus.

I maldestri tentativi dei portavoce del governo Draghi e degli organi di informazione, ormai quasi totalmente cooptati come organi di propaganda filogovernativa, che cercano di rendere presentabile tale osceno abuso di potere a danno di un intero popolo, si fanno sempre più inefficaci.

La reazione dell’opinione pubblica, visibile nelle piazze che protestano contro il greenpass e per la libertà ed il lavoro, evidenzia un crollo di consenso dell’operato di Draghi sempre più marcato,

la replica che si sente giungere ad oggi è addirittura la minaccia di introdurre un obbligo vaccinale per tutta la popolazione, in caso di fallimento del greenpass.

Le voci dissenzienti, all’interno del mondo della cultura, dell’università, della scienza e delle varie categorie produttive, vengono costantemente bollate come “fasciste”, “complottiste” o altri epiteti infamanti e denigratori, e in taluni casi sanzionate con procedimenti disciplinari dagli ordini professionali, espulsioni da università, sospensioni dal servizio per chi esercita funzioni pubbliche.

Il clima di repressione del dissenso e di ghettizzazione, discriminazione e persecuzione feroce contro i non vaccinati è sempre più pesante.

E tutto ciò risulta ancor più sconcertante se confrontato a quanto accade nel resto d’Europa e del mondo: in nessun altro Paese europeo è richiesto un lasciapassare sanitario per poter lavorare e in pochissimi Stati esiste il green pass per accedere a locali o eventi.

Anzi, ormai l’intera area scandinava ha ufficialmente abbandonato ogni restrizione per il Covid: in Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia oggi si vive e si circola liberamente, senza alcun obbligo né limitazione, nemmeno mascherine al chiuso, come prima della comparsa del Covid.

Ma anche nei Paesi dell’est europeo, e in Russia, non esistono misure come quelle in vigore in Italia.

La stampa estera, specialmente britannica, ci osserva con sbigottimento classificandoci come un regime fascista, mentre le Istituzioni europee restano inerti nonostante le macroscopiche violazioni dei diritti umani in corso nel nostro Paese.

La sensazione, sempre più netta ormai, è che l’Italia sia la sede prescelta per un esperimento sociale vero e proprio, che punta al controllo spasmodico dell’individuo ed alla schedatura di tutti i cittadini con sistemi digitalizzati ed intercomunicanti, al fine di coartarne la volontà e le scelte tramite un sistema di libertà condizionata ad una serie di adempimenti.

I segnali di questo progetto sono manifesti sia nelle normative europee sui sistemi di identità digitale, sia nella legislazione nazionale, ed in particolare nel cosiddetto “decreto sostegni” dello scorso aprile che, con i decreti legge del 31 maggio 2021 e 17 giugno 2021, hanno messo in piedi – su basi già predisposte – la ciclopica piattaforma nazionale del Digital green certificate, per l’emissione, il rilascio e la verifica dei certificati verdi. Tutti i database coinvolti sono infrastrutture aperte all’interoperabilità con terze parti e si basano sulla tecnologia della blockchain che rende impossibile la contraffazione. E questo sistema è pronto per essere usato per impieghi addizionali e tipologie di certificazioni diverse.

Quello che oggi viene imposto a noi Italiani in nome dell’emergenza Covid, domani potrebbe esserlo nuovamente, con ulteriori o diverse restrizioni o coercizioni, per un’emergenza diversa, come quella climatica ad esempio, o sulla base di diversi presupposti.

Non possiamo più accettare che le nostre vite siano stravolte, controllate, manipolate ed asservite ad interessi più grandi di noi, che ci vengono spacciati come “bene comune” quando in realtà sono ben altro: profitto privato o potere geopolitico.

Dobbiamo alzarci tutti e dire basta: disobbedire ad ordini antidemocratici significa difendere la democrazia. Combattere le misure discriminatorie significa riconoscere l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Resistere alle pressioni ed ai ricatti equivale oggi ad esercitare la resistenza ad un regime autoritario.

Dipende da noi, dipende da voi: in ballo ci sono le nostre vite e il nostro futuro.

Restiamo uniti e insieme, pacificamente e solidalmente, ne usciremo.

 

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